"IL CORPO DELL'ANIMA"
regia di Salvatore Piscicelli - 1999
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Luana (protagonista)
INCONTRO
CON IL REGISTA
Che cosa racconta "Il Corpo
dell’Anima", al di là delle semplici linee della trama?
Il film racconta innanzitutto una storia d’amore, con un
sostanziale lieto fine. é un
mélo abbastanza classico, da questo punto di vista, nella
variante "storia d’amore tra uomo anziano e donna giovane". I
prototipi nobili di questo genere potrebbero essere
Limelight di Chaplin e
Tristana di Buñuel.
Ma al di là del genere, il film è anche, e forse soprattutto,
la storia di una guarigione. Il male di Ernesto si chiama
aridità dei sentimenti, chiusura alla vita. Ma lui ha la
fortuna (cosa che non capita comunemente) di fare due incontri
straordinari: uno virtuale, o meglio spirituale, con Teresa d'Avila,
la grande mistica, la grande scrittrice, su cui sta scrivendo
un film; l'altro, molto più terrestre, con la giovane
cameriera Luana, ignorante e volgare, eppure generosa e
vitale, che invade e stravolge la sua vita.
Ernesto, alla ricerca di un suo modesto, laico "cammino di
perfezione", elegge Teresa a maestra di vita, ma è grazie
all’incontro/scontro con Luana che quegli insegnamenti possono
tradursi nella pratica. Con la sua sensualità giocosa,
infantile, perversa e innocente insieme, Luana obbliga Ernesto
a un duro apprendistato, gli regala gioia ma lo sottopone
anche a un severo ridimensionamento del suo ego (secondo un
percorso di gioia e di mortificazione simile a quello
sperimentato da tutti i mistici per accedere alla
liberazione). Questo porterà Ernesto a mettersi in gioco, ad
aprirsi alla vita e agli altri, e quindi anche ad accettare
l'idea della morte.
Il sesso, l’erotismo, come
veicolo per la saggezza?
In tutte le tradizioni religiose, la
trance erotica è la metafora per eccellenza della trance
mistica. Non per ragioni strane, ma perchè in entrambe c’è un
momentaneo annullamento della corazza dell’ego, quindi
un’esperienza del limite. Il "corpo della santa" e il "corpo
della puttana" non sono così distanti, anzi tendono a
identificarsi, pur senza mai confondersi. D’altra parte, se
l’esperienza mistica diventasse misura della vita, questo
sarebbe qualcosa di veramente sovversivo. Per questo ho messo
in testa al film una frase di Cioran che suona così: "Tutto
ciò che non si può tradurre in termini di mistica non merita
di essere vissuto".
Che si possa intraprendere un cammino spirituale anche
attraverso il sesso e la rottura delle convenzioni morali, è
cosa che ancora continua a sorprendere noi occidentali di
tradizione cristiana. Gli indù, nella loro profonda saggezza,
hanno previsto anche questa via e l’hanno definita "tantrica".
Ecco, scherzando ma non troppo, potrei definire Il Corpo
dell’Anima un "mélo tantrico".
In ogni caso, il sesso è un
tema che ha grande rilievo nel film...
... Perchè rappresenta la prima, fondamentale forma di
comunicazione tra due figure così distanti per età, classe e
cultura come sono Ernesto e Luana. Ma intorno al sesso, il
film intreccia anche il tema del possesso, quindi del potere e
dei ruoli all’interno del rapporto. Visto che si impone questo
terreno di comunicazione, i rispettivi ruoli (sanciti appunto
dalla grande differenza di età, classe e cultura) possono
trovare un momentaneo rovesciamento. Così la logica borghese,
che guida il comportamento di Ernesto, tutta permeata al
calcolo del dare e dell’avere, può essere momentaneamente
messa in scacco dall’atteggiamento di Luana, guidato, al
contrario, da un sovrano, giovanile, femminile istinto del
piacere, dell’affermazione della vita, al di là di ogni
calcolo e di ogni attesa.
Per il resto, c’è nel film una rappresentazione forte, senza
moralismi ma anche senza compiacimenti, del sesso, come
richiedeva questa storia. Più che i gesti d’amore in sè, sono
importanti i corpi, il desiderio, il gioco, il narcisismo...
Come ha scelto gli attori?
In fase di preparazione, erano venuti fuori diversi nomi, ma
quando ho incontrato Roberto Herlitzka ho capito subito che
era lui l’interprete ideale di Ernesto. Raffaella Ponzo,
invece, l’ho trovata incontrando e facendo provini a circa
trecento ragazze, professioniste e non. In entrambi i casi
sono felice della scelta. La sfida era di riuscire a creare
un’alchimia tra il sofisticato, educatissimo talento di
Roberto — che considero, e non sono io l'unico, uno dei
migliori attori italiani in assoluto, e stupisce che il cinema
lo abbia sfruttato così poco — e la spontaneità e l’esuberanza
fisica della debuttante Raffaella Ponzo. Sono convinto di
esserci riuscito, anche grazie alla straordinaria
disponibilità di entrambi.
Come vede "Il Corpo
dell’Anima" in rapporto ai tuoi precedenti film?
Per genere e tematica si ricollega direttamente a
Immacolata e Concetta e a
Regina . Sono tutte storie
di rapporti impossibili, in un certo senso rapporti "contro
natura", rapporti sovversivi. Solo che in quei due film questa
impossibilità sfociava nella tragedia. Qui c’è un’apertura,
per quanto modesta, per quanto parziale. Ma ciò che lega più
profondamente Il Corpo dell’Anima alle mie passate esperienze
è una ricerca di stile che vede (in misura quasi classica,
fatta di trasparenza e nitore) un modello da perseguire, ma
anche da contraddire costantemente, con rotture e spostamenti,
al fine di renderlo più duttile, più aperto. Dal mio punto di
vista, questo film rappresenta un deciso passo avanti, che
apre a nuove esperienze nell'ambito di questa ricerca, che è
la cosa che mi interessa di più.
a cura
dell'ufficio stampa
SALVATORE
PISCICELLI
E' nato a
Pomigliano d'Arco (Napoli) nel 1948. Dal 1970 al 1978 ha
svolto attività di critico cinematografico. Dal 1976 ha
diretto diversi documentari per il cinema e la televisione.
Nel 1979 scrive e dirige il suo primo lungometraggio di
fiction, Immacolata e Concetta
(Leopardo d'argento al Festival di Locarno 1979, Premio France
Culture al Festival di Cannes 1980, Premio Ubu e Premio
Bolaffi per il miglior film italiano 1980), cui fanno seguito:
Le occasioni di Rosa
(1981), Blues metropolitano
(1984), Regina (1987),
Baby Gang (1992), tutti
presentati in diversi festival internazionali, da Venezia a
Locarno.
Recentemente ha prodotto il film d’esordio di Carla Apuzzo
Rose e pistole, di
prossima uscita, film di cui è co-autore della sceneggiatura.
E' anche autore, sempre con Carla Apuzzo, della
pièce teatrale
Bassa Campania.
Ha pubblicato una raccolta di racconti (Baby
Gang, 1992, Ed. Crescenzi-Allendorf) e un romanzo (La
neve a Napoli, 1996, Ed. Mondadori).