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Agosto 2003
Fallo!
(ITALIA
2003)
Il buon Tinto afferma che la differenza che
corre tra pornografia ed erotismo è la stessa che c’è tra il pompino e la
fellatio. Dando per scontato che il risultato finale è lo stesso e
archiviata questa sottigliezza semantica, passiamo a parlare di
Fallo!, simpatico gioco di parole ma anche e soprattutto
manifesto programmatico di una linea morale che per quanto discutibile non
si discosta molto dal costume quotidiano dell’essere umano.
Nella sua voglia di divertirsi dissacrando e facendo incazzare i troppi
benpensanti del nostro Belpaese, sempre pronti ad accorrere quando si
tratta di scandalo, usando l’impeto censorio ereditato dal grande Catone
come scusa per farsi una sega o l’equivalente femminile una volta
rientrati a casa, Brass riesce con grande semplicità a mettere sullo
schermo paradossali situazioni all’ordine del giorno, non necessariamente
solo nello Stivale.
Quando volte abbiamo riso da intellettuali grazie a improbabili triangoli,
tradimenti, porte che sbattono, “Cielo, mio marito!” e tutti gli
ingredienti vincenti della commedia sofisticata. La differenza di
Fallo! sta nel non essere sofisticata ma naturalista, mostrando
quello che le persone sessualmente e mentalmente sane fanno quando
decidono di darsi gioia a vicenda.
Sarà questo un atteggiamento progressista ad ogni costo, ma spesso è
preferibile apprezzare questo sesso a buon mercato alle masturbazioni
intellettuali di tanti maestri che vedono il rapporto carnale quasi sempre
come esplicitazione di un malessere interiore. Così come, scavando neanche
troppo a fondo (doppio senso assolutamente involontario), fa piacere
vedere la signora Fabricheta del Nord-est essere analmente violata dal
superdotato di Casablanca o scoprire l’iter per arrivare alla prima serata
in televisione. La scoperta dell’acqua calda, ma per tutti solo
perversioni di un vecchio porco. In effetti è proprio così, ma siamo
sicuri che sia Brass?.
Alessandro De Simone
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