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VITERBO, 15
Maggio 2003
TINTO
BRASS: “LE MIE DEE DEL SESSO SONO IL CONTRARIO DELLA VELINA DI MUCCINO”
Sul set di Viterbo gli ultimi ritocchi al film "Fallo !".
“Moretti è un regista lassativo, Ozpetek mi ha sedotto”.
LUCA TELESE
Il luogo: una
splendida villa nella campagna del viterbese. Olivi, piscina, archi e
patii, una corona di suggestive colline, il silenzio di una vallata verde
incantata. Poi - solo avvicinandosi al cancello - si fa irruzione in un
mondo che pare il capriccio di qualche sceneggiatore impazzito, il frutto
di fantasie felliniane: controllori delle Fs in uniforme con berretto,
giacca, cravatta (e brache calate), locandiere in costume altoatesino con
scollature vertiginose (e lingerie interdentale), un pornodivo presidente
della Rai, una venere tascabile e nuda, inguainata in un vestito che
cammina su un prato legiadra. Quando poi si varcano le mura, un
inconfondibile familiare accento veneziano, rivela che dietro questi
miraggi altri non vi è che Tinto Brass, impegnato nelle riprese di
"Fallo!" il suo prossimo film a episodi, tutto un programma a partire dal
titolo: «E' un triplo senso» sorride il regista. Il terzo? E' il fischio
dell’arbitro preso come simbolo del gesto scorretto e plateale; il
secondo? Un imperativo ammiccante rivolto allo spettatore: il primo?
Immaginatelo da soli.
Così, quando alle due i cestini pranzo placano la fame della troupe e
provvedono al sostentamento delle nuove e soprendenti attrici brassiane
(tra di loro, malgrado le apparenze, la media di laureate surclassa quella
nazionale) Tinto appoggia il ciak e si abbandona ad una esternazione-fiume
di quelle memorabili, che parte dal suo cinema e lambisce la storia del
cinema, che tiene insieme la Rai, le Veline, i nuovi registi italiani,
Alberto Sordi e l'uomo che il Maestro del cinema italiano individua come
suo feticcio polemico. Chi? «Gabriele Muccino: ho visto il suo film -
attacca Brass - e l’ho trovato tanto perfetto, sul piano formale, quanto
esangue sul piano artistico. Muccino e le sue modelle, i suoi piccoli
drammi borghesi mi paiono asfittici, tristi, e anche terribilmente
moralistici. Che sciagura per un giovane». Brass ingrana la marcia, ed è
difficile resistergli: «Penso a gente con cui ho lavorato: Vanessa
Redgrave o ad Alberto Sordi, uno che aveva il demone della recitazione, e
che sul set faceva qualunque cosa per servirlo. Così io questi giovani
italiani non li capisco: hanno imparato benissimo dove mettere la macchina
da presa, ma non sanno più cosa metterci davanti». E Nanni Moretti, Re di
Cannes? «Lo considero a pieno titolo un regista lassativo: nel senso che
mi fa letteralmente... cagare». Qualcuno scampa al massacro: «Opzetek: le
sue "Fate ignoranti" mi hanno sedotto, lì ho scelto Gabriel Garko per il
mio "Senso". Anche Salvatores: uno dei pochi che sa girare e rinnovarsi.
Americani lasciamo perdere, tra gli stranieri Lars Von Trier: uno che ha
la grandezza di un Dogma, un decalogo personale». Così si arriva al suo
film: «Parto dalle donne, i maschi sono sempre più depressi. Loro, invece,
hanno acquisito una sensualità sempre più spavalda, più vitale di quella
maschile. Sono più libere, più giocose». Guardi le nuove brassine e ti
chiedi chi bucherà, stavolta il muro della notorietà. La bionda Sarah
Cosmi, bionda sensuale nella vita (madre e imprenditrice nella realtà)? La
dolcissima e prosperosa Raffaella Ponzo, locandiera nel film, e studiosa
di antropologia nella vita («ho dormito nella capanne degli indios
brasiliani, mangiato carne di coccodrillo»). La bruna meridionale e
provocante, Angela Ferlaino? O Virginia Barrett, mezzosprano e poetessa
erotica? O Federica Palmer, che ha fatto l’accademia e ama comprare
mutandine? Oppure la «logorroica» (autodefinizione) Maruska Albertazzi:
«Sono attrice, aiuto regista, autrice, monologhista, inviata
televisiva...». Brass le regala un sorriso protettivo e sospira: «E' un
culo intellettuale». Le nuove dee del sesso, in fondo, sono ragazze
normali, a volte imperfette, mai veline, magari madri, e con dure gavette
alle spalle: «La sensualità - spiega il loro demiurgo - non è affidata
alla forma, ma alla capacità di rappresentare un sesso gioioso e un
immaginario erotico».
Certo, farà discutere il cameo dell’unico attore hard - un veterano del
settore, Andrea Nobili - nei panni del presidente di una grande azienda
televisiva con sede a Roma (la Rai non è citata, ma non ci vuole la
laurea) che pretende favori sessuali in cambio di promozione. Ma anche qui
Brass ribalta il clichè: «Non mi piace l’ipocrisia. Marylin Monroe faceva
i pompini al suo produttore e a chi le mostrava il suo scandalo
rispondeva: «Sì, bella, io sono Marylin. Ma fuori da quella porta ce n’è
sempre duecento, pronte a prendere il mio posto».
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