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Agosto 2003
TINTO BRASS: STAVOLTA MI AVETE
COLTO IN ''FALLO''
A settembre nei cinema il suo
nuovo film sensuale e boccaccesco
di Fabio Aita
Perché accontentarsi di un semplice
doppio senso quando, con una sola parola, lo stupore può essere
moltiplicato per tre. Tinto Brass non rinuncia a prendere tre
piccioni con una sola fava e fa esplodere ancora una volta un
gioco di parole che poco spazio lascia alla fantasia. Per il suo
film, in uscita a fine agosto, ha scelto un titolo la cui
eloquenza è senza dubbio sovrabbondante: “Fallo”.
Consiglio e invito, violazione di una regola, membro maschile:
tutto questo e molto più per sintetizzare, con un vocabolo solo,
il pirotecnico spettacolo contenuto nel nuovo film a episodi del
regista veneziano. Ancora una volta una pellicola bollente, come
da aspettative, ad altissima temperatura erotica. Con una
variante: il cast di fanciulle goderecce e scollacciate ad arte,
impegnate in mirabolanti (e poco credibili) avventure sessuali,
sono quasi tutte laureate o laureande.
Il casting, avvenuto attraverso un inserzione sul web, ha fornito
a Brass un panorama inedito. Le attrici prescelte, selezionate per
le potenzialità “drammatiche” e per i loro meriti “artistici”, per
un caso sono risultate in gran parte già “dottoresse” o in
procinto di diventarlo. Evidentemente la cultura non nuoce alla
bellezza e alla sensualità, doti che di certo non difettano alle
nuove muse brassiane.
Queste bellezze acculturate e prorompenti si alternano in sei
cortometraggi di sapore boccaccesco. In “Alibi” una Venere
tascabile (Sara Cosmi – laureanda in Legge) in vacanza con il
marito a Casablanca accoglie nel talamo coniugale un prestante
giovanotto marocchino. In “Montaggio Alternato” Silvia Rossi
(laureata in lingue) ripaga le corna del marito, presidente di una
grossa azienda tv frequentatore di una valletta, intrattenendosi
piacevolmente con il marito della ragazza.
Nell’episodio “2 cuori &1 capanna” una burrosa kellerina
altoatesina (Raffaella Ponzo, laureata in psicologia) accetta, con
la complicità del marito cuoco napoletano, le proposte sado-maso
di un’ospite dell’albergo del Sud Tirolo presso cui è cameriera.
“Botte d’allegria” è il racconto di una spregiudicata mogliettina
(Angela Ferlaino, laureanda in psicologia) che dà da bere ad un
marito credulone che le sue scappatelle servono a rinfocolare
l’intesa di coppia.
“Honni soit qui mal y pense!“ è un’episodio ambientato nella
località naturista-scambista Cap d’Agde, sulla Costa Azzurra, dove
si consuma un menage a trois tra Maruska Albertazzi (laureata in
Scienze della Comunicazione), Grazia Morelli e Antonio Salines. La
carrellata di storielle licenziose si conclude con “Dimme porca
che me piaze”, un’invocazione con cui una maliziosa maestrina
veneta (Federica Palmer, non è laureata ma scrive poesie anche per
la Feltrinelli) in viaggio di nozze a Londra si offre agli sguardi
di un guardone anglosassone.
A settant’anni suonati Tinto Brass non si stanca di guardare
attraverso il buco della serratura che, per un caso, somiglia
molto a una macchina da presa. Oltre quell’occhio magico vede un
mondo popolato di donne eccitate ed eccitanti, fellinianamente
imperfette e sensuali, sessualmente molto disponibili ma allo
stesso tempo dominatrici. Di fronte a tanto bendidio Tinto non si
accontenta di immaginare e chiama a raccolta il popolo dei suoi
ammiratori per mostrare loro ancora una volta il suo mondo
immaginario.
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