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19 Settembre
2002
Una passeggiata romana per conoscerla
meglio
Raffaella Ponzo racconta il set di
Scorsese
Con
Di Caprio e Day Lewis in “Gangs of New York”
a
cura di
Zoe Martoni
Nel viso acqua e sapone dell'attrice
Raffaella Ponzo, risaltano due occhi piccoli e intelligentissimi: sguardo
vivace che gradevolmente stona con la voce profonda e delicata, quanto col
temperamento di "ragazza semplice". Ragazza semplice che attraversa a
piedi le strade di Roma, vestita di jeans chiari e camicia abbottonata
fino al collo; seducente attrice che fissa, su se stessa, nelle pellicole
ove è protagonista, l'attenzione di numerosi uomini e donne.
Tra
gli impegni cinematografici di Raffaella Ponzo:
Artemisia, regia di Agnes Merlet; Fiabe
metropolitane, regia di Egidio Eronico; Gangs of New York, regia di Martin
Scorsese, 2002; Il Compagno, regia di Francesco Maselli; Il Corpo
dell’Anima, regia di Salvatore Piscicelli , protagonista, 1999; Quartetto,
regia di Salvatore Piscicelli, protagonista, 2001; Silenzi Interrotti,
regia di Samantha Casella, 2002; Voyeur, regia di Roberto Gandus,
protagonista, 2000.
Siamo
tutti in trepida attesa del film “Gangs of New York” del regista Martin
Scorsese.
Ha più volte ribadito ai giornalisti che la sua è una piccola parte,
dunque non le chiederemo anteprime del film, ma soltanto le impressioni
dell'attrice Raffaella Ponzo.
Può raccontarci, ad esempio, un fatto curioso che l'ha vista protagonista
nel set di “Gangs of New York”?
Il mio è stato un piccolo ruolo anche se sono stata sul
set molti giorni. Infatti, un piccolo ruolo all'interno delle riprese di
un film che sono durate otto mesi, è come fare la protagonista in un'altra
pellicola. Volendo tracciare alcune proporzioni, posso dire che c'è voluta
la stessa quantità di tempo per girare “Quartetto”.
Talvolta si immaginano Leonardo Di Caprio,
oppure Martin Scorsese come persone irraggiungibili, in realtà si tratta
solamente di distanza: intendo distanza mediatica, ossia i giornali, le
televisioni, ecc.
Invece stavano
tutti lì, sul set, e in quella circostanza si sono verificate delle
situazioni un po' surreali.
Per una scena da girarsi all'interno di una pagoda, erano state chiamate
delle comparse cinesi, le quali dovendo girare in orari tremendi, talvolta
anche alle sei del mattino, dormivano sopra dei materassini, russando
fortissimo. Contemporaneamente, Di Caprio e Scorsese discutevano su come
girare il ciak successivo, ma chiedevano di alzare la voce altrimenti
sarebbero stati coperti dal russare delle comparse.
Per quanto riguarda Leonardo di Caprio, posso dire che è un ragazzo
un po' strano. Un giorno, ad esempio, ha cacciato una comparsa poiché lo
fissava in continuazione, mentre lui non desidera essere guardato con
insistenza durante le riprese. Oppure, si divertiva a fare "scherzetti",
come bucare le ruote delle biciclette ai figuranti che dovevano
utilizzarle nelle scene successive. Mentre la produzione appoggiava ogni
suo atteggiamento da divo capriccioso del grande schermo, alcuni ragazzi
magari venuti come me da Cinecittà, lo volevano "corcare", come si dice in
gergo romano.
Osservare Daniel Day Lewis, invece, trasmette
un'emozione molto forte, di una intensità che non è possibile provare
vedendo recitare gli altri attori: una sorta di "luce negli occhi" che
posseggono in pochi.
Tra un ciak e l'altro di una scena dove veniva ferito, Daniel Day Lewis
non smetteva di recitare, alzandosi e comportandosi normalmente, ma
restava sul set a sentire il personaggio, sempre.
In un'altra scena, dovendo prendere a testate un manichino che nel
montaggio avrebbe assunto l'immagine di Di Caprio, Daniel Day Lewis per
sbaglio ha ‘cozzato’ contro la parte dura, tra il collo e la testa, del
manichino stesso. Anche in quella circostanza, feritosi alla testa, non si
è trattenuto dal recitare la propria parte, e suggestivamente il sangue
vero si è mischiato a quello artificiale: con un breve trasferimento al
pronto soccorso più vicino.
Cosa hanno aggiunto al suo già cospicuo bagaglio
professionale la pellicola del regista Scorsese ed il lavorare con la
grande produzione americana?
Mi hanno arricchito in quanto ho potuto osservare come
lavora la produzione americana, multimiliardaria, che può ripetere i ciak
all'infinito, da tutte le angolazioni possibili e immaginabili. Dall'altra
sono cresciuta poiché ho potuto conoscere, direttamente, la regia di
Scorsese.
In una scena dove sono previsti due attori che dialogano, quello in primo
piano recita personalmente le battute, mentre l'altro, momentaneamente
fuori campo, si fa spesso sostituire da qualcuno della troupe, ad esempio,
dall'aiuto regista.
Differentemente da quanto accade nel cinema italiano, la produzione
americana non ammette tali scambi, poiché il comportamento del
protagonista cambia a seconda di chi vi sia al di là della macchina da
presa. L'attore fuori campo deve pronunciare, comunque, le battute
previste sul copione, e continuare a recitare la parte assegnatagli, anche
se non inquadrato. Infatti, all'interno della pagoda dove era prevista una
scena di sesso, un'orgia, Scorsese ha preteso che vi fosse,
effettivamente, un incontro sessuale: Eva Hender ed altri pornodivi sono
comparsi sul set di “Gans of New York”.
Nonostante non vi sia un dettaglio o una ripresa dell'atto sessuale, la
gestualità, lo sguardo dell'attore cambia in virtù di ciò che accade
dinanzi a sé: egli viene condizionato da un'orgia non simulata, ma reale.
Questo portare all'esasperazione gli eventi cinematografici è proprio
della regia di Scorsese: ciascuno giudichi, poi, se sia lecito o meno fare
cinema in questa maniera.
Immagini di essere il più grande critico di tutti i tempi,
e di dover rispondere alla seguente domanda: perché scegliere il cinema
americano?
E perché quello italiano?
Da critico sceglierei il cinema italiano. Tuttavia, gli
americani hanno un grande pregio, quello di essere bravi a "monetizzare",
a rendere luccicante ogni loro prodotto. I monumenti americani ad esempio.
Nella piazza dove correva Rocky Balboa, è stata eretta una statua
altissima in onore del personaggio in questione. A ciascuno i propri eroi:
se noi abbiamo Garibaldi…
Scherzi a parte, gli americani sono bravissimi a creare dei film, dei bei
film, da storie molto semplici. Secondo me esiste una differenza tra
produrre film e "fare cinema": a volte un film può essere cinema, oppure
non avere le potenzialità per divenire tale. Considero “Magnolia” come
cinema, anche se in alcune scene risulta noioso. Viceversa, “American
beauty”, che ha vinto l'Oscar, non è cinema, ma risulta comunque un bel
film; almeno a mio giudizio.
Il cinema italiano ha una grande storia, anche se tende in qualche modo a
sottovalutarsi, a "sfumare" nel tempo…
Dinanzi a sé c'è una donna. La donna non sono io, ma
l'attrice Raffaella Ponzo che osserva la propria immagine dalla superficie
riflettente di uno specchio.
Che distanza esiste tra Raffaella Ponzo attrice e Raffaella Ponzo donna,
lontana da occhi indiscreti, macchine da presa e intervistatrici come me?
Perché non ci rivela un pregio e un difetto delle due Raffaella Ponzo?
Di solito tendo a mescolare il tutto, ossia faccio
l'attrice quando dovrei fare la donna, e faccio la donna quando…
Talvolta, non faccio né l'una, né l'altra!
Un grande difetto che ci appartiene è la pigrizia; una pigrizia che supera
i limiti. Insomma, non faccio domani quello che potrei fare oggi, ma
addirittura dopodomani, tra un mese!
Altro difetto di entrambe è il disordine, la mescolanza di identità, i
guai che combiniamo assieme.
Un pregio proprio a Raffaella Ponzo attrice è il narcisismo. Da donna ho
imparato a controllarlo, ma l'egocentrismo ritorna ogni volta che subentra
l’attrice.
Appartiene sempre ad entrambe la tenacia, la voglia di raggiungere un
determinato obiettivo pur non seguendo la strada diritta, compiendo dei
grandi giri, dei percorsi alternativi rispetto alla strada principale.
Credo inoltre, che l'importante non sia arrivare alla meta, ma affrontare
il "viaggio", trarre insegnamenti dal percorso che si è compiuto.
Esiste un "fenomeno propiziatorio" che l'ha spinta a far
cinema, oppure una esperienza che ha confermato le sue attitudini di
attrice?
Penso che mi abbia guidato una sorta di piccolo demone.
Tornata dal viaggio in Amazzonia, per guadagnare un po' di soldi ho
cominciato a lavorare come modella per i fotografi, talvolta indossando
biancheria intima. Tuttavia, dentro me c'era questo demone che la "sapeva
lunga", il quale mi ha suggerito di cercarmi un agente, e di lavorare nel
campo della pubblicità dove pagano benino, visto che mi mantengo da sola.
L'agente in questione mi ha detto che stavano cercando l'attrice
protagonista per il film “Il corpo dell'anima” di Salvatore Piscicelli. Ho
partecipato ai provini e, su 400 ragazze, hanno scelto me. Insomma, mi
sono trovata nel posto giusto al momento giusto, anche se…
Era la prima volta che prendevo in mano un copione, non ne sapevo
assolutamente nulla. Ho chiesto agli addetti ai lavori cosa significasse
la scritta M.D.P., e loro mi hanno risposto: "macchina da presa!".
Attrice sì, ma anche antropologa.
L'antropologia studia scientificamente l'origine dell'uomo, ma anche le
"manifestazioni" di questo animale sociale.
Secondo lei, l'atteggiamento assunto da tale disciplina, non ha
corrispondenze con quello proposto dall'arte cinematografica?
Sì. Molti credono che l'antropologia si rivolga alle
società primitive, mentre questa disciplina spiega i fenomeni culturali.
Se prima un fenomeno culturale poteva essere un vaso di terracotta, ora
può rappresentare la pubblicità, il cinema, ecc.
Questo mi piace dell'antropologia, il poterla applicare al cinema, alla
professione di attrice, alla vita. La dialogica che si instaura tra una
persona e tutto ciò che questo essere ha dinanzi a sé; l'alterità in
generale. Nel momento in cui mi rapporto all'altro, che può essere un
attore, una cultura, una civiltà, ecc., provoco in lui un cambiamento.
Tale cambiamento si sviluppa con l'interazione, in merito alla mia
presenza condizionante, ma anche perché interpretando l'altro non lo rendo
uguale a ciò che realmente egli è. Ciascuno possiede un proprio bagaglio
culturale e se ne serve per valutare la realtà circostante.
Io interpreto a mio modo un attore, un film, una situazione: gli altri
interpreteranno me, e saranno causa della mia evoluzione.
Questo continuo modificarsi della propria personalità, del proprio essere
è bellissimo; è come un cerchio che non si chiude mai…
Dagli ambiti professionali di cui si occupa,
antropologia, cinematografia e webmaster, si evince che per Raffaella
Ponzo la "comunicazione" è fondamentale: ci esponga la sua idea di
comunicazione.
Sappiamo che ha fondato insieme ad altre tre persone, il portale
www.palcoscenico.it.
Fondamentalmente sono una persona molto introversa, fino
all'età di 10 anni non parlavo con nessuno. Poi, il mondo di Internet,
nuovi rapporti sociali virtuali, incontri con persone cui puoi parlare di
te, liberamente, senza mostrarti. La rete mi stava catturando, come
intrappola molti giovani oggi, ma fortunatamente ne sono uscita, sono
guarita da questa "malattia".
Parafrasando un noto conduttore televisivo: "Si faccia
una domanda; si dia una risposta".
Lo
sapevo che ci sarebbe stata una domanda che mi avrebbe trovata
impreparata!
Cara Raffaella, con tutte queste attività che tieni, cosa vuoi fare da
"grande"?
Da grande voglio fare la bambina: questo mi risponderei!
Siamo nell'anno 3000, cosa ricordano i fans e la gente
dell'attrice Raffaella Ponzo?
Se rimarrà nel 3000 la videocassetta de “Il Corpo
dell'anima”, resterò impressa per una scena erotica.
Quello che mi piacerebbe ricordassero, però, è un altro fatto. Nella vita
non è detto che una persona debba cominciare ad "essere" una "cosa" e
completarla necessariamente. Si possono intraprendere diverse strade, che
un po' ci fanno smarrire e capire quanto sia bello, importante aver
compiuto molteplici esperienze. Insomma, vorrei che gli uomini dalle
grandi teste calve, con corpicini di piccole dimensioni, abitanti
dell'anno 3000, si divertissero a sguazzare nella confusione mentale di
Raffaella Ponzo!
Quale messaggio deposita ai "scrilettori"
della webzine Centraldocinema?
Andate al cinema, e andate a vedere, soprattutto, i film
italiani!
www.centraldocinema.it/Recensioni/19Set02/raffaella%20ponzo.htm
www.raffaellaponzo.com -
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