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gennaio
2003
SEXY RAFFA NELLA NY DI SCORSESE
di Luigi Liberti
Ideatrice di un portale di spettacolo (www.palcoscenico.to)
e di uno di antropologia, ideato in collaborazione con la cattedra di
Antropologia dell’Università La Sapienza di Roma (ancora
in costruzione), nonché modella per Franco Saudelli, il disegnatore
più fetish del panorama italiano. Ma Raffaella Ponzo è
soprattutto un'attrice. L'unica italiana, assieme a Ilaria D’Elia,
a comparire nel cast di Gangs of New York, che
Martin Scorsese ha voluto girare a Cinecittà.
Certo il suo nome non comparirà nei titoli di testa, ma la gallery
fotografica che vi proponiamo dimostra che Raffaella ha
tutte le carte in regola per farsi notare.
"Il mio è un piccolo ruolo e, anche se sono stata sul set molti giorni,
all'interno delle riprese di un film che sono durate otto mesi, è come
fare la protagonista in un'altra pellicola. Questa esperienza però mi
ha permesso di osservare come lavora una produzione americana, che può
ripetere i ciak all'infinito, da tutte le angolazioni possibili e
immaginabili".
Nel film di Scorsese sei la girlfriend di Henry Thomas (Johnny Sirocco,
nel film) l'attore che da bambino è stato il protagonista di E.T.
Johnny è l'antagonista di DiCaprio (Amsterdam Vallon). Lavorare
con loro, sotto la guida di Scorsese, lo hai definito magico, ma anche
divertente, interessante e a volte deprimente.
Talvolta si immaginano DiCaprio o Scorsese come persone
irraggiungibili, in realtà si tratta solamente di distanza: intendo
distanza mediatica, ossia i giornali, le televisioni. Invece, stavano
tutti lì, sul set, in carne e ossa. E con loro si condividono i momenti
più divertenti, ma anche quelli più duri della lavorazione. Perfino quelli
surreali.
Surreali?
Sì, come la scena della pagoda. Erano state chiamate delle comparse
cinesi, che dovendo girare in orari tremendi, dormivano sul set, russando
fortissimo. Contemporaneamente, DiCaprio e Scorsese discutevano su come
girare il ciak successivo, ma quasi urlando per non essere coperti dal
russare delle comparse.
Osservando dal vivo lo showbusiness, chi e cosa ti ha colpito
particolarmente.
Daniel Day-Lewis trasmette un'emozione molto forte, di una intensità che
non è possibile provare vedendo recitare gli altri attori: una sorta di
"luce negli occhi" che posseggono in pochi. Tra un ciak e l'altro di una
scena dove veniva ferito, Daniel Day-Lewis non smetteva di recitare,
alzandosi e comportandosi normalmente, ma restava sul set a sentire il
personaggio, sempre. In un'altra, dovendo prendere a testate un manichino
che nel montaggio avrebbe assunto l'immagine di DiCaprio, per sbaglio ha
cozzato contro la parte dura, tra il collo e la testa. Anche in quella
circostanza, pur ferito alla testa, ha proseguito a recitare la parte, col
sangue vero che si mischiava a quello artificiale. Alla fine l'hanno
portato al pronto soccorso più vicino.
E l’acclamato DiCaprio?
Sinceramente mi è sembrato un po' strano. Un giorno, per esempio,
ha cacciato una comparsa perché lo fissava, mentre lui non desidera essere
guardato con insistenza durante le riprese (un vizio che
sembra contagiare a Hollywood, n.d.r.). Oppure, si
divertiva a fare scherzetti, come bucare le ruote delle biciclette dei
figuranti. Mentre la produzione appoggiava ogni suo atteggiamento da divo
capriccioso, alcune comparse lo avrebbero volentieri "corcato", come si
dice in gergo romano”.
Quale è stato invece l’episodio o la caratteristica che ti ha più
impressionato osservando il modo di lavorare di Scorsese?
Conoscere direttamente la regia di Scorsese è altamente
formativo. Su tutto, ciò che mi ha colpito maggiormente è l'esasperazione
degli eventi cinematografici. Nel cinema italiano accade solitamente che
in una scena dove sono previsti due attori che dialogano, quello in primo
piano recita personalmente le battute, mentre l'altro, momentaneamente
fuori campo, si fa spesso sostituire da qualcuno della troupe, per
esempio, dall'aiuto regista. La produzione americana, invece, non ammette
tali scambi, poiché il comportamento del protagonista cambia a seconda di
chi c'è al di là della macchina da presa. L'attore fuori campo deve
pronunciare, comunque, le battute previste sul copione, e continuare a
recitare la parte assegnatagli, anche se non inquadrato.
Per esempio?
Sempre nella famosa pagoda, dove era prevista un'orgia, Scorsese
ha preteso che vi fosse, effettivamente, un incontro sessuale: e sono
comparsi sul set Eva Henger ed altri pornodivi. Nonostante non vi sia un
dettaglio o una ripresa dell'atto sessuale, la gestualità, lo sguardo
dell'attore cambia in virtù di ciò che accade dinanzi a sé: egli viene
condizionato da un'orgia non simulata, ma reale.
Dopo le strade di New York di metà Ottocento quale altre
percorrerai?
Attualmente sto lavorando a due film: La clinica dei sogni, che
avrà una diffusione unicamente via Internet e dvd, composto da ventidue
corti, autonomi e legati fra di loro, prototipo di un cinema del futuro. E
Kinky Lizard, girato da Graziano Misuraca interamente in
digitale, in un’ambientazione fantastica tra paesaggi caraibici, musiche e
colori legati alla tradizione sciamanica.
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