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ilmattino.caltanet.it
Sabato
8 Maggio 1999
TENDENZE/1. IL NUOVO
FILM AI CONFINI DELL’HARD
Piscicelli: «Così l’eros può diventare un’esperienza mistica»
Oscar
Cosulich
Roma. «No, non mi
sono imbarazzata quando dovevo girare le scene più erotiche»,
sorride Raffaella Ponzo, l’attrice ventiduenne scoperta da
Salvatore Piscicelli, che nel «Corpo dell’anima» le ha affidato il
ruolo di Luana, tormento ed estasi del misantropo Ernesto (un
misuratissimo Roberto Herlitzka), «Anzi, se devo essere proprio
sincera, le scene che mi hanno messo più in difficoltà sono state
quelle in cui dovevo stirare e pulire la casa: lì non ero proprio
a mio agio!», confessa Raffaella, scoperta e spogliata
dall’ultimo, romantico, film di Salvatore Piscicelli («Immacolata
e Concetta», «Le occasioni di Rosa», «Blues Metropolitano»,
«Regina», «Baby Gang»), in uscita il 21 maggio. «C’è molto di
Luana in me, io sono narcisista come lei e mi piace farmi guardare
ed essere guardata. Finora,però, non avevo mai avuto alcune delle
esperienze che ho interpretato nel film: Luana mi ha insegnato
qualcosa».
«Il corpo dell’anima», che Piscicelli descrive come un meló
tantrico, racconta l’amore senile tra il sessantaquattrenne
scrittore Ernesto e la ventiduenne Luana, che dovrebbe fargli da
cameriera e finisce col sedurlo. Nel film Ernesto studia la vita
di Teresa d’Avila, per trarne una sceneggiatura cinematografica e
si trova, inevitabilmente, a porre in parallelo l’estasi mistica
della santa con quella erotica procuratagli dalla disinibita
fanciulla.
Piscicelli, ha girato un film alternativo a «L’Assedio» di
Bertolucci?
«Nel mio film c’è distacco e autoironia, l’unica maniera che avevo
per raffreddare un tema così caldo: lo spettatore segue il punto
di vista di Ernesto grazie alla voce fuori campo che tiene il
diario di questa passione; e poi c’è il punto di vista della
macchina da presa, che insegue gli attori, li circonda e offre
prospettive diverse. Alla fine, Ernesto matura, si libera del suo
egoismo borghese e vince l’aridità che aveva ucciso in lui ogni
sentimento. Certo, l’incontro tra due universi apparentemente
incomunicabili è presente anche nel film di Bernardo e allora, per
gioco, ho inserito la sequenza in cui Ernesto spiega a Luana la
storia e la musica di Gesualdo da Venosa: una strizzata d’occhio
al progetto di Bertolucci su Gesualdo».
Come ha scelto la Ponzo?
«Ho incontrato circa 300 aspiranti al ruolo, poi ho fatto i
provini a 40 di loro. Raffaella si è dimostrata perfetta, Era una
Luana naturale, con un corpo di donna e una voce da ragazzina, una
ragazza colta, con cui ho potuto sviscerare il personaggio,
arricchirlo di sfumature psicologiche che solo lei era in grado di
suggerirmi. C’è una sostanziale differenza nel linguaggio
cinematografico che ho utilizzato per i due protagonisti, Ernesto,
in genere, è ripreso in modo tradizionale, con movimenti di
macchina su carrello, mentre per Luana, travolgente e solare, le
riprese sono state fatte spesso con la macchina a spalla. È stata
la fisicità di Raffaella a suggerirmelo».
Questo film è anche un viaggio nel barocco, non trova?
«Certamente, abbiamo i due volti del barocco romano: quello
vitale, terrestre, napoletano, del Bernini e quello più nordico
del Borromini: in fondo, i cerchi e i semicerchi che la cinepresa
compie intorno ai protagonisti si rifanno alle curve e alle volte
del barocco, così come molte sequenze sono state montate come un
balletto, scandito dai tempi e dalle battute dei brani musicali
che avevo scelto».
Perché questo titolo?
«L’ossimoro, l’accostare due parole apparentemente in contrasto,
simboleggia come il sesso e il corpo non possano essere scissi dal
sentimento, dalla filosofia e dalla saggezza. Per me tra Teresa d’Avila
e Luana, tra la santa e la puttana, la differenza è solo
apparente. Lei è una santa perfetta e una puttana ideale. Mi rendo
conto che il parallelo tra Santa Teresa e la cameriera sia
qualcosa di improprio. Ma nell'esperienza amorosa si vive la
stessa trance del misticismo. Che dall’erotismo si possa arrivare
al misticismo o comunque intraprendere un cammino spirituale è
cosa che ancora continua a sorprendere noi occidentali di
tradizione cristiana. Ma Santa Teresa d'Avila ,tra i mistici, è la
figura più sensuale nel senso più vasto della parola. So che ci
saranno polemiche, reazioni e accuse per il sesso raccontato
troppo esplicitamente. Ma ormai la strada è questa: raccontare le
cose come stanno».
www.raffaellaponzo.com -
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