LE ANTEPRIME DEL «MATTINO».
«Il CORPO DELL’ANIMA»
Piscicelli:
«Racconto il sesso come un ponte verso il misticismo»
Alberto
Castellano
Il ritorno di
Salvatore Piscicelli dietro la macchina da presa era molto atteso:
il suo ultimo film, «Baby gang», è infatti del ’92. «Il corpo
dell’anima» - che «Il Mattino» presenta questa sera al
Modernissimo in un’anteprima con il regista e gli interpreti
Roberto Herlitzka, Raffaella Ponzo e Ennio Fantaschini - ripropone
lo stile, il rigore e lo spessore intellettuale di un autore che,
vent’anni fa, portò con «Immacolata e Concetta» una ventata di
originalità linguistica e formale nel cinema italiano.
Scritto dallo stesso Pisciscelli in coppia con Carla Apuzzo, «Il
corpo dell’anima» racconta la storia d’amore tra il ricco,
raffinato vedovo ultrasessantenne Ernesto e la giovane Luana che
gli fa da cameriera. Ernesto si fa travolgere da questa ragazza di
periferia goffa, disarmante, ma vitale e sensuale. I due diventano
amanti, ma a mano a mano che il rapporto si fa più intimo, il
comportamento di lei diventa più bizzarro, sessualmente
eccentrico. E la relazione si trascina tra la gelosia dell’uomo
che vorrebbe avere Luana tutta per sé e la tendenza di lei a
sfuggirgli. Due anni e mezzo dopo Ernesto e Luana s’incontrano per
caso. Molto è cambiato nelle loro vite. Una ha costruito, l’altro
si è chiuso sempre più in se stesso. Ma il ricordo del passato
farà scattare la molla della commozione e del rimpianto.
Pisciscelli, un altro melò, un genere da lei molto amato.
«Il film è una storia d’amore ma anche la storia di una
guarigione: il male di Ernesto si chiama aridità di sentimenti,
chiusura alla vita. Per fortuna fa due incontri straordinari: un
virtuale, o meglio spirituale, con Teresa d’Avila, la mistica su
cui sta scrivendo un film, l’altro più terrestre con la giovane
Luana, generosa e vitale, che invade e stravolge la sua vita».
Il melodramma è però filtrato dalla sua cultura cinematografica.
«Ho lavorato su un genere identificato, codificato, ma i
riferimenti sono discreti, senza citazioni pedanti. La storia si
apparenta ad alcuni classici del cinema e della letteratura, da
”Luci della ribalta” a ”Tristana”, da ”Senilità” a ”Lolita” e ”La
noia”. È un film ricco di quelle alchimie che ricorrono nel mio
cinema e rimandano ad amori impossibili, contro natura, tra
persone che non dovrebbero incontrarsi e invece s’incontrano. Ci
sono alchimie tra il personaggio senile e la ragazza travolgente,
ma anche alchimie recitative prodotte dal confronto tra un grande
attore come Roberto Herlitzka e un’esordiente come Raffaella
Ponzo, una mia scoperta. E, infine, alchimie stilistiche generate
dall’uso classico di carrelli e piani-sequenza e della macchina a
mano».
Il sesso è uno dei motivi centrali del film. Negli ultimi tempi
c’è stata un’esplosione di erotismo d’autore, sul grande schermo,
da Cronenberg e Lynch, dai giovani registi francesi segnalati
anche al festival di Cannes agli inglesi più trasgressivi. A che
cosa l’attribuisce?
«L’erotismo è sempre stato presente nel mio cinema, del resto ho
esordio con ”Immacolata e Concetta”, dove la sessualità è
fondamentale. Il sesso e il possesso sono stati i motori narrativi
dei miei film. In questo caso, però, il sesso è il veicolo di una
maturazione spirituale, una pratica induista che continua a
sorprendere noi occidentali di tradizione cristiana. Perciò ho
definito il film come un melò tantrico. Quanto al boom
dell’erotismo, che attira per la sua radicalità e la sua forza
trasgressiva, la sessualità resta una delle cose più difficili da
filmare».
Ha altri progetti in cantiere?
«Sono tornato sul set con uno spirito diverso, ho girato con una
certa serenità e spero che il film la comunichi. Questa esperienza
mi ha fatto ritrovare l’entusiasmo che avevo un po' perduto. Come
un bambino che scopre un meraviglioso giocattolo e non desidera
perderlo, voglio approfittare di questa felice condizione
interiore: sto scrivendo da solo una sceneggiatura di impianto
tradizionale e prossimamente vorrei girare un film sperimentando
la tecnologia digitale, lavorando prima con la telecamera e poi su
pellicola. Sto anche scrivendo un altro libro, una serie di
racconti».