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Maggio 1999
IL CORPO
DELL'ANIMA
Ernesto, scrittore
sessantaquattrenne, ricco e vedovo, abita in una grande casa in un
quartiere borghese di Roma. Sceneggiatore, sebbene inattivo da
tempo, ha accettato di lavorare ad un film sulla vita di Teresa D'Avila,
martire del 1500.
Ernesto decide di assumere Luana, una ragazza di periferia,
ignorante e goffa, ma comunque sensuale e provocante. Nonostante
le differenze di età, classe e cultura, che li separano, i due
diventano amanti.
Le pratiche sessuali eccentriche sembrano unirli, ma Ernesto
comincia a diventare sempre più geloso e possessivo nei confronti
di Luana, che invece ha un temperamento ingovernabile.
Ernesto invita Luana a partire insieme per una vacanza a Ischia.
Forse è il preludio di qualcosa di più importante. Tornati in
città, la ragazza lo lascia e scompare dalla sua vita.
Due anni e mezzo più tardi, i due si incontrano per caso nel
centro di Roma. Entrambi al ricordo della loro storia si
commuovono.
Così Ernesto, prima di darle l'ultimo addio, decide di compiere un
gesto di generosità: trasferisce a Luana la nuda proprietà della
sua casa.
Il film è una strana ma efficace mescolanza tra sesso-corpo da un
lato e sentimento-filosofia dall'altro, una sorta di "melo-tantrico",
per usare un'espressione dell'autore. E' una storia, quella di
Ernesto e Luana, che va al di là di una semplice relazione tra un
uomo anziano e una giovane donna.
C'è molto di più: l'unione di erotismo e misticismo, tra trance
erotica e trance mistica, proprio perché in entrambe le esperienze
si verifica la rottura della corazza dell'ego e l'apertura al
mondo nella sua totalità.
Ernesto, borghese inaridito nei sentimenti e chiuso in se stesso,
guarisce incontrando due donne: una conosciuta solo virtualmente,
Teresa D'Avila, mistica dal grande carisma, l'altra, Luana,
volgare, ma generosa, ignorante, ma vitalissima. Sembra
paradossale, ma per Ernesto gli insegnamenti della santa si
traducono in pratica proprio grazie alla sensualità giocosa e
sottilmente perversa di Luana.
Atmosfere ambigue si respirano in quest'ultimo lavoro di
Piscicelli: erotismo, volgarità, scherno, ma anche malinconia,
sentimento, desiderio di riflettere sul cinema stesso e sul mondo
relativo ad esso. Influenze intellettuali e artistiche permeano
tutto il film: brani di musica classica (madrigali del '500,
sinfonie di Debussy, Ravel...), le stesse immagini relative alle
opere di Borromini e di Bernini, le due facce del Barocco, così
come i movimenti di macchina vengono diegetizzati, nel senso che
se al Borromini e ai carrelli si può associare il personaggio di
Ernesto, al Bernini e alla macchina a mano si può associare quello
di Luana.
Nonostante in alcune scene sia superato l'erotismo a vantaggio
della volgarità, in qualche punto persino gratuita, questo film è
certamente un passo in avanti per Piscicelli, che ha dimostrato
uno stile più duttile, più aperto e più sicuro rispetto ai due
precedenti lavori a cui si può ricollegare questa esperienza:
Immacolata e Concetta e Regina.
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