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Venerdi' 12 Novembre '04 Trovato l’elisir contro tutti i guai del mondo Divertimento con «No, grazie, preferisco ridere» scritto e diretto da Rosario Galli
UNA
commedia spiritosa e arguta al tempo stesso senza battute triviali
e consunte sul nostro vivere quotidiano. «No, grazie, preferisco
ridere», scritto e diretto da Rosario Galli, è un brillante
esempio di come si possa ricercare un abbraccio empatico con la
platea attraverso ironia e autoironia. Sul palcoscenico si propone
e si propina, con dei seminari, la teatro terapia. E uno di questi
seminari è proprio la scena della pièce, dove i due personaggi,
un'affascinante professoressa di lingue abbandonata più volte dai
suoi uomini e un fonico di Cinecittà alle prese con una tirannica
moglie, dovranno passare 48 ore chiusi in un teatro per cercare di
liberarsi dai problemi e dalle ansie che li opprimono. E
riaffrontare a testa alta il mondo che fino ad allora li ha
delusi. I protagonisti, seguiti a distanza da un fantomatico guru
italo-argentino, presente solo tramite videocassette e sms,
vengono sottoposti a prove da superare e giocando a fare teatro
impareranno a conoscersi. Armando De Razza, nella parte del
fonico, gioca su una recitazione che sceglie le corde del
«togliere» invece che dell'«immettere» consapevole del ruolo di
mattatore dello spettacolo. Ma proprio per questo, con grande
capacità, non enfatizza mai le proprie battute, lasciando agli
altri attori tutto lo spazio scenico che meritano. In tal modo, la
professoressa Adriana Russo è pienamente libera di realizzarsi nei
difficilissimi pluri-ruoli dettati dalla sceneggiatura. Così la
vediamo trasformarsi, quasi alla Fregoli, dai panni di
un'insegnante tutta di un pezzo a quelli di una casalinga sciatta
e sboccata, da svenevole ammaliatrice a romantica signora con
problemi d'età. Tra questi due bravi interpreti, si innestano le
folgoranti incursioni dell'assistente del guru Raffaella Ponzo.
Anch'ella divisa in due ruoli distinti, ma spiritosamente
coincidenti: l'irrequieta «Vincenza», con una lingua che a stento
sa trattenere, e la mitigata «Soave», nome d'arte secondo il
volere del guru Julius che vuole renderla padrona dei propri
istinti. Raffaella Ponzo risolve questa esilarante e voluta
dicotomia, non solo con dei brillanti guizzi di comicità, ma anche
con il medium tutto personale di un sottile e garbato erotismo,
che a tratti sembra ricordare lo stile dell'indimenticabile
Marilyn Monroe di «A qualcuno piace caldo». 213.203.157.187/approfondimenti/index.aspx?id=616642&editionId=9&SectionId=8 |